giovedì, 04 giugno 2009
Destra e sinistra nell'era della postmodernità: niente ideologie, solo vita vera. Di Filippo Rossi

La sindrome dell’acqua sporca: la chiameremo così. È quella che sembra aver colpito chi continua a criticare la strategia culturale (e politica) che vuole affermare una destra moderna, aperta al nuovo, laica, possibilista e non apodittica. È la sindrome di quelli che ti dicono: «E però, attenzione, a non buttare il bambino insieme all’acqua sporca». Quale sia il bambino, in realtà, nessuno lo dice. Nessuna specifica: né nome né cognome. Magari un tratto somatico. Solo qualche generico riferimento a una destra con la “D” maiuscola utilizzata più che altro come riferimento retorico, come contenitore di argomentazioni troppe volte misterioso. L’accusa è netta quanto criptica: «Traditori di valori, ecco cosa siete». E anche qui, in realtà, nessuno che si prenda la briga di spiegare quali siano questi valori intangibili “traditi”. Come se, viene da pensare, il tradimento sia intrinsecamente legato al parlare senza preconcetti ideologici. Come se il tradimento sia intrinsecamente legato al parlare alla società reale e non a quella desiderata da una minoranza.

Quale sia il bambino e cosa l’acqua sporca: questo è il problema. E non servono retorica e slogan per capirlo. Non servono frasi fatte. E nemmeno l’autoreferenzialità di chi si crede (o fa finta di credersi) dalla parte della ragione. Di chi si pone su un piedistallo posticcio per urlare certezze che non sono tali per nessuno. Se critiche devono arrivare, ed è giusto che arrivino, che siano nei contenuti, nel merito, nelle decisioni. Non servono tautologie. Né definizioni. Serve confrontarsi sulla sostanza delle questioni. Qualche esempio veloce, giusto per capirsi. Integrazione? Chiediamoci se è giusta o sbagliata. Non se è di destra o sinistra. Chi parla di diritti della persona tradisce la destra di sempre? Non stiamo qui a discutere se è vero o no. Facciamoci la domanda più semplice: li consideriamo inviolabili? Sì? No? Ognuno abbia il coraggio della propria risposta. Lo stesso coraggio che bisogna avere nel discutere di libertà individuali, di fine-vita, di populismo, di regole democratiche, di diritti civili e di chi più ne ha più ne metta…

Ecco la cronaca del Giornale all’incontro di sabato tra Gianfranco Fini e Massimo D’Alema: «Succede che il presidente della Camera dica altre cose “di sinistra”. Come sui gay. “Ho ricevuto una delegazione di omosessuali e sono stato criticato. Ma il vero scandalo sarebbe stato non ascoltarli, tanto più che a Montecitorio è in discussione un ddl contro l’omofobia”. E succede che D’Alema dica una cosa quasi di destra: “Io credo nella famiglia, che è un organismo vivo, è importante per la società, dove si discute e dove si trasmettono valori profondi”». Ecco, a non reggere proprio più è propria questa convinzione retorica che “diritti civili” sia roba di sinistra e che “famiglia” e “vita” siano roba di destra. 

Cosa è destra e cosa è sinistra? Se qualcuno ha la risposta definitiva che valga per tutti e una volta per tutte alzi la mano. Sono di destra i respingimenti? O magari è di destra la sacra pietas per persone indifese? È di destra difendere il valore della vita? O magari è anche di destra difendere il diritto dell’individuo di decidere della propria sorte? Rispondere, rispondersi a queste domande per capire se veramente, ancora una volta, c’è ancora chi pensa che a destra c’è la cattiveria e a sinistra la bontà. A destra la legge, a sinistra il lassismo. Tranne poi accorgersi che su alcuni argomenti, la questione si ribalta. O, ancora meglio, destra e sinistra c’entrano poco o niente in una visione della politica alta che poco si preoccupa di quello che dovrebbe essere o dire.

È per questo che chi grida al tradimento non ha ancora metabolizzato il cambiamento epocale di una paesaggio culturale: la postmodernità è una costruzione plurale, spiega Maffessoli. «Abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità liquida... », rincara Bauman. Non si capisce allora chi, ancora oggi, sembra parlare di elettorati “stagni” e “non comunicanti”, come se il bipolarismo non fosse uno strumento di buon governo, ma l’eterna reiterazione – seppure nel metodo democratico – della guerra civile italiana. Due eserciti l’un contro l’altro armati che combattono una guerra di civiltà. Con idee, valori e princìpi contrastanti.

Anche la domanda che Angelo Panebianco si è fatto sul Corriere della Sera sembra in qualche modo distorta da questo consolidato convincimento: «Esistono nel Paese tanti potenziali elettori di centrodestra disposti a seguire Fini attratti dalle sue idee su ciò che dovrebbe essere una destra moderna? ». Forse sarebbe il caso per tutti, per i politici e per gli osservatori, di capire finalmente il mutamento antropologico di questi anni. Un mutamento che parla di una cultura in libera uscita, non più proprietà privata di qualcuno. Che parla di un mondo in cui ognuno ha la possibilità (e la ricchezza) di pensare qualsiasi cosa senza per questo dover essere accusato di tradimento. È la google-generation. Un mondo in cui la politica non declina appartenenze ma opportunità. Non ideologie ma vita vera. Non semplicità ma complessità. Non passato ma futuro. In cui la politica non schiaffeggia con certezze di pochi ma accarezza con i dubbi di molti. Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare che la politica non è mai acqua sporca da buttar via e bambini da salvare. Che la politica non è (e forse non è mai stata) una linea retta e continua. Che la politica, come la vita, è un eterno zigzagare alla ricerca di un destino tutto da
costruire.

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categoria:pensieri, politica italiana
sabato, 21 marzo 2009
NAPOLI - Il Sud civile, che non si arrende, il Meridione che vuole resistere alla criminalità organizzata è sceso in piazza sabato mattina a Napoli per la quattordicesima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie indetta dall’associazione «Libera» di don Luigi Ciotti, con la sorpresa finale di Roberto Saviano, la cui presenza è stata tenuta segreta fino all'ultimo.

IN MIGLIAIA - A sfilare sul lungomare Caracciolo migliaia di persone, giovani, istituzioni e i parenti delle vittime. Traffico paralizzato e numerose vie del centro interdette alla circolazione di auto e moto per permettere ai partecipanti di poter attraversare a piedi la città. Nel corso della marcia sono stati ripetuti senza sosta i nomi delle oltre 900 vittime (cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali) uccisi da mafia, 'ndrangheta e camorra negli ultimi anni. «Questa manifestazione è un segno fortissimo, significa da un lato che Napoli ha sofferto per la camorra e dall’altro che è un segno di riconoscimento della capacità che Napoli ha di reagire», ha detto il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

SAVIANO - Roberto Saviano è arrivato sul palco mentre è in corso la lettura dei nomi delle vittime. Ed è stato proprio l'autore di Gomorra a chiudere il lungo elenco, leggendo a voce più alta i nomi dei sei immigrati ghanesi uccisi nella strage di Castelvolturno lo scorso 18 settembre e terminando con: «In ricordo di quelli di cui non si conosce ancora il nome». Poi lo scrittore nel mirino dei clan della camorra si è allontanato in fretta con la sua scorta.


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categoria:giustizia
mercoledì, 18 marzo 2009
sarò breve: questo Papa non soltanto dice cazzate, ma gli paghiamo anche i mezzi di trasporto (aereo per il Camerun) per diffonderle.
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sabato, 28 febbraio 2009

Ultimamente ho avvertito una certa tendenza, a mio avviso voluta, da parte dell'ex ministro Di Pietro di seguire il consenso più a sinistra, snaturando quello che è il progetto iniziale del partito (non certo diventare un partito post-comunista o eversivo). Di Pietro non è uomo di sinistra, pur dimostrando di avere sensibilità verso alcune tematiche care alla cultura progressista, ma avverto alcune mosse da professionista della politica: accrescere il consenso ove il terreno è più fertile (cioè a sinistra del nostro scenario politico) pur non sentendosi realmente parte di quell'area politica e culturale.

Ora, quali sono stati i sentori che hanno portato a questa mia posizione nei confronti di alcune scelte di IdV?
1)Discorso in Senato di Scilipoti che attacca la scelta di puntare al nucleare usando toni da Pecoraro Scanio;
2)Dichiarazioni di Donadi sulle modifiche inerenti alle modalità di sciopero;
3)Toni polemici sempre più accesi, piuttosto scontati e prevenuti, dei maggiori esponenti di IdV.

Dai tempi in cui IdV puntava all'alleanza di centro con UdC e Mastella (e meno male che il tutto è andato in fumo), sono cambiate molte cose.
Temo che IdV abbia un progetto che va al di là di ciò che pensano i propri esponenti (pochi di estrazione comunista in realtà): si è liberato un "posto" a sinistra, lasciato "incustodito" da tutte le sigle della vecchia sinistra, occupiamolo noi di IdV...i numeri stanno dandoci ragione (superato il 10% secondo i sondaggi).

Concludo, IdV è stata votata anche da moderati e riformisti, ma le ultime scelte fanno pensare che Di Pietro voglia abbandonarli per occupare un terreno più fertile, quello della sinistra più massimalista, a prescindere dalla sua estrazione culturale.
Ma resta comunque il fatto che IdV abbia nel proprio Dna la difesa della moralità e della giustizia in politica, questo da sempre, ma è davvero morale abbandonare le proprie convizioni in temi come la politica sociale, del lavoro, dell'ambiente perchè "rendono" poco elettoralmente?

 

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categoria:pensieri, lettere, politica italiana
mercoledì, 04 febbraio 2009

 

Massimo Ponzoni (Forza Italia), assessore regionale all’Ambiente della giunta lombarda guidata da Formigoni, non passerà certo alla storia per la tutela del paesaggio, ma per la condanna ad abbattere due villette abusive perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno
di Andrea Montanari
 
L'assessore regionale Massimo Ponzoni
Se non fosse certificato anche da un sentenza del Tar, sarebbe da non crederci. L’assessore regionale all’Ambiente della giunta Formigoni, Massimo Ponzoni (Forza Italia), non passerà certo alla storia per la tutela del paesaggio lombardo, ma per la condanna ad abbattere due villette abusive perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno, in Brianza. La prima intestata alla moglie Annamaria Cocozza. La seconda abitata dal cognato Argenio Cocozza e dalla suocera Maria Cacioppo.


Molti nella cittadina dicono che una delle villette è anche l’a bitazione dello stesso assessore, ma lui preferisce non commentare e fa sapere che non è così. Una vittoria del sindaco di Cesano Maderno, Paolo Vaghi, alla guida di una giunta di centrosinistra "anomala", sostenuta anche da alcuni consiglieri comunali ciellini, che il 28 ottobre 2008 aveva firmato un’ordinanza in cui ingiungeva la demolizione dell’immobile. "La legge deve essere uguale per tutti — commenta ora soddisfatto — Chi ha commesso un abuso edilizio deve essere punito, chiunque esso sia. La legge deve essere uguale per tutti". Poi aggiunge sarcastico: "È come se l’a llora ministro dei trasporti Enrico Ferri, quello dei 110 chilometri all’ora, fosse stato pizzicato sfrecciare a 180 o come quei parlamentari che in aula si dichiarano contro la droga, ma poi si scopre che sniffano la cocaina".

La sentenza del Tar della Lombardia, che ha respinto la richiesta di sospensione presentata dai familiari di Ponzoni, infatti, parla chiaro. Non solo conferma che le due villette ora dovranno essere abbattute, ma nel dispositivo lancia anche accuse pesanti. Per esempio che "la domanda dei ricorrenti è stata correttamente rigettata in quanto dolosamente infedeli in ordine alla data di ultimazione dei lavori, come riscontrato dalle fotografie allegate agli atti". Tanto che il tribunale amministrativo ha deciso non solo di condannare la moglie, il cognato e la suocera dell’a ssessore lombardo all’ambiente in solido al pagamento delle spese processuali, ma di trasmettere gli atti alla procura della Repubblica di Monza.


Dalla famiglia dell’assessore un ultimo gesto disperato. "A far data da oggi — hanno scritto in una lettera inviata al sindaco di Cesano Maderno — stiamo provvedendo alla demolizione del manufatto in oggetto". Per alcuni maligni, si tratterebbe solo di un escamotage per evitare di pagare anche il conto della demolizione fatta da altri. Per evitare insomma che al danno si aggiunga anche la beffa. Ma il Comune andrà avanti. Del resto, Massimo Ponzoni, giovane rampante di Forza Italia, diventato assessore di Formigoni un anno fa a soli 34 anni e dato in questi giorni anche tra i papabili per la candidatura del Pdl alla guida della nascente provincia di Monza non sarebbe nuovo ad alcune scelte chiacchierate. Come quando alle ultime elezioni regionali — ricordano a Cesano Maderno — fece affiggere sui suoi manifesti l’i nvito a votarlo come concittadino fin dalla nascita sia a Cesano che a Desio, due comuni oltretutto confinanti.

Il gesto sollevò molte polemiche. Nulla però in confronto al caso scoppiato. Secondo i tecnici, una delle due villette non avrebbe nemmeno dovuto essere costruita e l’altra è stata ampliata oltre i limiti consentiti. Il tutto sotto gli occhi di chi ha la responsabilità della tutela dell’ambiente
in Lombardia.
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categoria:italietta, politica italiana
lunedì, 02 febbraio 2009
INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI, ACCORDO RAGGIUNTO CON DIFFICOLTA'
Saranno limitate "ai reati piú gravi e per un tempo limitato di 30 giorni prorogabile di 15 piú 15" dice il Presidente del Consiglio
(IRIS) - ROMA, 2 FEB - "Anche se con molta difficoltà siamo riusciti ad ottenere un accordo per limitare l'uso delle intercettazioni telefoniche" Silvio Berlusconi annuncia la riforma nel suo intervento telefonico a 'Governincontra'. La misura si pone "contro la continua e scandalosa violazione dell'uso delle intercettazioni che ancora servono per cercare indizi di reato e che ancora vedono pubblicare conversazioni private che coinvolgono anche persone non indagate. Questo impegno che avevo preso mi ha fatto incontrare molte difficoltà, ma ora c'è l'accordo per limitarle ai reati piú gravi e per un tempo limitato di 30 giorni prorogabile di 15 piú 15. Per questo posso dire che anche questa è una promessa che sarà mantenuta in brevissimo periodo" spiega il Presidente del Consiglio.
E' così facile confondere le idee all'elettore? Basta utilizzare la scusa delle conversazioni sbattute (ingiustamente) in prima pagina, per eliminare quello che è soltanto uno strumento per scovare i delinquenti?
Ma Silvio, non era più logico intervenire sulle norme relative alla pubblicazione di conversazioni di persone indagate e, giustamente, innocenti fino all'ultimo grado di giudizio? Ho un legittimo sospetto...
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categoria:italietta, politica italiana, giustizia, governo
martedì, 06 gennaio 2009

Al rettore della London School of Economics la Regina Elisabetta ha chiesto un mese fa con reale franchezza: perché non avete saputo anticipare questa crisi? Il rettore del prestigioso ateneo londinese ha risposto, ironicamente, che ognuno aspettava che lo facesse l'altro. In realtà la questione è più profonda e complessa: a che servono gli economisti? Di fronte alla devastante crisi qualcuno come Christian de Boissieu, membro del prestigioso Cercle des économistes, un think tank francese, ha provato a rispondere durante una trasmissione televisiva alla terribile domanda.

Prima questione: a che servono i vari Outlook di previsione delle organizzazioni come l'Ocse o l'Fmi che a ritmi sempre più frenetici vengono sfornati, se ogni volta debbono essere rivisti nel trimestre succcessivo? La prima considerazione è che le stime di previsione servono a chi vende e chi deve acquistare per fare un budget pubblico o un bilancio societario; operazione impossibile se non si conosce quale sia la media delle analisi (il cosidetto consensus). Senza questo dato come potrebbe essere fatto un budget di previsione? La seconda considerazione riguarda gli errori degli economisti: spesso gli economisti sbagliano, è vero, perchè i dati veri di bilancio (caso Enron, Parmalat, Madoff) non sono disponibili al mercato e questo altera le elaborazioni: inoltre perché l'elemento psicologico dei mercati è spesso imponderabile.

Terzo elemento e conclusivo della breve considerazione in esame: gli economisti fanno delle previsioni perché a volte si autorealizzano o al contrario perché si mettano in moto le politiche fiscali governative idonee per evitare guai peggiori. «Attenti la crisi può diventare un nuovo 1929!», gridava Nouriel Roubini, inascoltato dai più, due anni prima la crisi dei subprime americani. Fiato sprecato? Non proprio. Le previsioni anche se spesso inaffidabili sono sempre utili, mettono in circolo degli anticorpi. Come ha titolato il quotidiano francese «Les Echos» in un gustoso commento pochi giorni fa «Non sparate sugli economisti». In ogni caso su un punto gli economisti sono imbattibili: a spiegare a posteriori le cause della crisi. Anche se spesso non concordano memmeno su questo.

 

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categoria:economia e finanza
mercoledì, 29 ottobre 2008

Giusto per ricordarci l'esercizio del giornalisimo serio, espongo in breve i punti del decreto Gelmini, niente di così rivoluzionario o, al contrario, reazionario.

Il decreto legge 137 del 2008 sulla scuola, quello che contiene tra l'altro il maestro unico, che reca la firma del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, è stato definitivamente approvato dal Senato. L'Aula di Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge di conversione con 162 voti favorevoli, 134 contrari e 3 astenuti. Il testo aveva subito modifiche con l'approvazione alla Camera di un maxi emendamento sul quale il governo aveva posto la fiducia. In particolare a partire dal prossimo anno scolastico, con il ritorno del maestro unico alle elementari i docenti della scuola elementare impegnati oltre le 24 ore settimanali di base verranno retribuiti attraverso un fondo istituito presso la scuola ma finanziato dal Ministero. Tornano i voti espressi in decimali ma nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado la bocciatura degli alunni dovrà essere decisa all’unanimità dal consiglio di classe e collocata nei casi di eccezionalità "comprovati da specifica motivazione". Viene poi previsto lo stop alle continue riedizioni dei libri scolastici: nella scuola primaria la cadenza di rinnovamento dei testi sarà quinquennale, mentre nella scuola secondaria di primo e secondo grado la cadenza diventa di sei anni. I docenti e le case editrici hanno comunque la possibilità di adottare nuove edizioni nel caso di "eventuali appendici di aggiornamento". Per quel che riguarda i nuovi accessi di personale gli studenti che stanno terminando il ciclo formativo presso le università verranno inseriti nelle graduatorie ad esaurimento non più in coda, come previsto dal testo iniziale del decreto, ma "nella posizione spettante in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti". Lo stesso trattamento anche per i docenti che stanno conseguendo l’abilitazione all’insegnamento di materie musicali. Infine arriva un piano per sveltire gli investimenti nel campo dell'edilizia scolastica e della sicurezza.

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venerdì, 24 ottobre 2008
Domani scende in piazza una speranza svanita
Domani grande giorno, scende in piazza l’opposizione, l’alternativa di governo, un altro modello socioeconomico per il nostro paese.
Siamo sicuri?
Se dovessi convincere un cittadino a presenziare domani al Circo Massimo, beh, non saprei proprio da dove iniziare. Alla domanda “per cosa dovrei manifestare?”, mi arrampicherei sugli specchi: “...più che altro è una manifestazione contro: contro il regime berlusconiano, contro la riforma Gelmini, contro la crisi finanziaria, contro il lodo Alfano (ops, qualcuno li ha anticipati, indicendo anche un referendum...)...”, insomma, l’ennesima manifestazione del No che unisce e risveglia la nomenklatura sinistrorsa italiana, cieca e vuota, quella degli intellettuali che da tempo ormai remoto hanno perso il contatto con la realtà quotidiana dei cittadini, ex loro elettori.
Una risposta del genere non riuscirebbe a convincere il cittadino medio a scendere in piazza.
Tra l’altro una manifestazione contro, bene, ma nemmeno il bersaglio è francamente ben chiaro (qualcuno ha capito l’oggetto del contendere?).
Insomma, per cosa si manifesta non ci è dato sapere, e, paradossalmente, nemmeno contro che cosa: una manifestazione che pare fatta ad hoc per il partito organizzatore, senza arte nè parte.
E allora almeno spieghiamo più dettagliatamente con chi stiamo manifestando, con quale grande avanguardia politica. Ma è chiaro: con l’opposizione radicale a questo Governo, con coloro che dal giorno successivo alla sconfitta elettorale hanno proposto un modello di società nettamente alternativo, basato sul merito, il rispetto, la solidarietà, la crescita, che ha portato nelle buie sale della politica italiana, una ventata di innovazione e trasparenza...
Non proprio... manifesteremmo assieme ad un soggetto politico sbiadito, privo di identità e solide base culturali, che ogni giorno, su qualsiasi tema, dà un colpo al cerchio ed una alla botte, perchè non possiamo certo permetterci di perdere l’elettorato moderato e cattolico, nè tanto meno fare uno sgarbo al solido appoggio degli elettori della gloriosa base del PCI, PDS, DS... Quindi è cosa buona e giusta diffondere messaggi ambigui, che non pretendono certo di parlare al cuore, ma nemmeno alla testa, e nemmeno alla pancia (l’elenco del telefono scalda molto di più il cuore del lettore), e lungi da loro proporre un’alternativa profonda, chiara, trasparente, coraggiosa, al modello socioculturale esistente.
Se domani vedrete un’ombra camminare al vostro fianco sotto il meraviglioso cielo di Roma, non spaventatevi, è un dirigente del Partito Democratico.
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categoria:pensieri, politica italiana
martedì, 14 ottobre 2008
Parla il presidente dell'istituto di credito popolare del Terzo Settore, Fabio Salviato: "Il nostro modello è trasparente e premia chi fa economia reale, ma siamo penalizzati". La crisi finanziaria ha mostrato la debolezza dell'attuale sistema.
"Si torni ai principi di sana e prudente gestione, finanziando chi migliora la società"
 

ROMA - Per anni Banca Etica è cresciuta a dispetto di un sistema che classificava i suoi investimenti come BB-, "spazzatura", ricorda il presidente Fabio Salviato. Senonché poi si è scoperto che la spazzatura vera era altrove, immessa nel mercato con lusinghieri e rassicuranti rating 'tripla A'. "Siamo arrivati al paradosso per cui si è puniti se si sostiene l'economia reale e premiati se si specula, vengono disincentivati i finanziamenti all'economia sociale ma si permette la piena operatività sul mercato dei derivati perché non regolamentato", dice Salviato.

E adesso, nel pieno della bufera finanziaria che ha bruciato miliardi in tutto il mondo, premiata dai risparmiatori che negli ultimi due mesi hanno fatto registrare un aumento del 100 per cento dell'apertura di conti correnti, Banca Etica ha deciso di cogliere l'occasione non per dire "siamo i più bravi", ma per chiedere una revisione delle regole che penalizzano una realtà economica sana e che hanno permesso a istituzioni finanziarie non altrettanto scrupolose e trasparenti di gettare i mercati nel panico e di costringere i governi a massicce iniezioni di liquidità per evitare una rovina analoga a quella del '29.

Voi lamentate come in tutti questi anni le imprese finanziate da Banca Etica siano state considerate estremamente rischiose, e per questo penalizzate.
"Noi rappresentiamo le imprese non profit , comprese le parrocchie, per esempio. Lei ha mai visto una parrocchia che fallisce? Le nostre imprese presentano un tasso di sofferenza del 0,3% lordo. Noi finanziamo gran parte di quelle imprese che vengono considerate nel sistema del Terzo settore: per questa ragione dalla regolamentazione italiana e internazionale i nostri investimenti vengono considerati a rischio massimo, e penalizzati da difficoltà indicibili nella concessione del credito. Le valutazioni fatte dagli analisti non tengono conto dei piani di sviluppo a medio e lungo termine delle imprese richiedenti, ma badano all'utile immediato senza dare peso al grande valore sociale intrinseco in certe produzioni o in scelte di posizionamento nella comunità locale. E allora bisogna che ci mettiamo d'accordo su queste regole: non è possibile che chi fa economia reale, crea posti di lavoro, milioni di ettari di agricoltura biologica che impiegano il doppio dei dipendenti della Fiat, sia considerato a rischio massimo, e gli altri no. Bisogna rivedere queste regole e privilegiare criteri come i nostri, che hanno dimostrato di essere una buona prassi. Le regole attuali sono quelle che hanno contribuito a portarci a questa catastrofe".


Quali regole in particolare andrebbero modificate secondo voi, e come?
"La normativa Ias (i principi contabili internazionale, ndr) considera le imprese ai valori di mercato, come se si dovesse vendere ora. Perché non torniamo alle origini, considerato che le banche sono nate in Italia proprio grazie a San Francesco? Torniano al principio della sana e prudente gestione. Oggi con questi criteri inoltre non abbiamo strumenti con i quali far fronte alle speculazioni. Le regole vanno riviste, in un'ottica di maggiore protezione. Devono essere applicate a tutti: in questo momento è come se avessimo le autoambulanze costrette a fermarsi ai semafori e le Ferrari che possono sfrecciare a 300 all'ora. Infatti le banche d'investimento americane tipo Lehman Brothers non sono assoggettate a nessuna regola: ricevevano la tripla A, emettavano le obbligazioni che valevano più dei titoli di Stato italiani".

E quindi, come dovrebbe cambiare il sistema finanziario?
"Intanto la banca deve ricominciare a fare la banca: negli ultimi venti anni le banche hanno smesso di fare il loro ruolo, che era quello di raccogliere risparmio e dare fiducia agli imprenditori o ai privati, e hanno fatto sempre più finanza, non credito, alimentando con danaro il mercato finanziario con percentuali sempre più alte, favorendo la diffusione di derivati e altri prodotti altamente speculativi. E invece la banca deve tornare ad essere un soggetto che va a finanziare l'economia reale, naturalmente a ragion veduta".

Il problema è anche la trasparenza.
"La percezione attuale che si ha del sistema bancario è che ci sia una sorta di opacità. Quando l'Fbi ha cercato di trovare gli speculatori che in America avevano scommesso al ribasso contro alcuni titoli, compreso American Airlines, cinque giorni prima dell'11 settembre, guadagnando un miliardo e 400 milioni di dollari, non c'è riuscita, perché i colpevoli si sono persi nei paradisi fiscali. La trasparenza deve essere uno degli elementi che ci caratterizza, anche, e non solo, per evitare il riciclaggio della malavita: i paradisi fiscali rappresentano elementi di opacità. La trasparenza significa anche che il risparmiatore deve capire come viene investito il proprio danaro".

Il risparmiatore italiano però ha una cultura finanziaria quasi inesistente, tende ad accettare qualunque cosa gli propongano banca e consulente finanziario, senza rendersi conto dei margini di rischio.
"E' vero che nostri cittadini spesso hanno un rapporto poco responsabile verso la finanza. Però questo atteggiamento deriva anche dal rapporto di fiducia che c'è sempre stato verso la banca. Da un lato serve maggior trasparenza da parte delle banche, ma dall'altra anche il risparmiatore-investitore deve pretendere di avere maggiori informazioni, e deve conoscere alcune regole fondamentali: se io investo in un prodotto finanziario che rende molto più della media, è evidente che sto rischiando di più. Fatte salve le responsabilità del sistema finanziario, anche il risparmiatore deve assumersi le sue responsabilità".

Anche se voi siete una banca sana, non avete investito in derivati o in altri prodotti a rischio, il crollo dei mercati vi ha comunque danneggiati?
"Noi comunque siamo dentro il mercato, e quindi ne viviamo anche le pertubazioni, ma avendo una politica secondo la quale la raccolta viene utilizzata per i finanziamenti, e il resto rimane in tesoreria, investito principalmente in titoli di Stato, siamo tranquilli. E siamo anche una banca molto liquida, con una raccolta diretta di 550 milioni e indiretta di 100 milioni e impieghi per 400 milioni. Una gestione che ci ha premiati: in questo periodo stiamo assistendo all'apertura di conti correnti 10 superiore rispetto a un mese fa. Anzi, siamo in controtendenza perché stiamo avviando una nuova importante iniziativa".

Di che si tratta?
"Stiamo per realizzare la prima banca etica europea con francesi e spagnoli, utilizzando un modello cooperativo, in base a una legge europea del 2003. Avrà sede in Italia, e sarà controllata dalla Banca d'Italia. Quindi tutto sommato, a modo nostro, tuteliamo anche l'italianità: il nostro modello cooperativo è stato riconosciuto come interessante da altri Paesi, nei quali era ormai scomparso. Come pure il sistema di premiare gli investimenti 'sostenibili', assicurando migliori condizioni di credito a chi migliora l'ambiente o fa investimenti di particolare valore sociale".
postato da: alepremier alle ore 21:27 | Permalink | commenti
categoria:economia e finanza